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LUOGHI D’INTERESSE

Scopri i principali punti d’interesse del territorio opitergino: lasciati conquistare dalla sua cucina tradizionale, dalla sua antichissima cultura e dai suoi itinerari immersi nella natura.

Piazza Grande 3

Piazza Grande

Piazza Grande è il centro della vita sociale e culturale opitergina. Entrando dalla porta del “Toresin”, nome dialettale che si riferisce alla forma a torre dell’edificio un tempo sede del Podestà, colpisce l’architettura del Duomo rinascimentale. Sulla piazza si affacciano dimore storiche come Casa Ottoboni-Saccomani decorata con affreschi cinquecenteschi, Casa dei Battuti e Ca’ Balbi. 

Torresin

La Porta di Treviso conserva ancora la sua torre, diventata del tempo un simbolo di Oderzo. Chi la osserva non può fare a meno di notare diversi riferimenti alla storia della città. Il nome Oderzo sembra derivare da un termine antico che significa “piazza del mercato”, quindi una città aperta a scambi ed incontri. Aveva a difesa alte mura ed alcune porte, che venivano aperte al mattino e chiuse la sera, oltre che in caso di pericolo. Sono poste sulle maggiori vie di comunicazione che un tempo erano passaggio obbligato per entrare in città o per uscirne. Il nome era dato in relazione alla direzione delle strade: verso il Friuli, quindi ad Est, esisteva fino ad un secolo fa la Porta Friulana di Stalla (dall’omonimo borgo posta appena oltre), ma era identificata anche come “di Ponte longo” perché era a ridosso del fiume Monticano. Affianco o sopra alle porte si trovavano delle torri. Quella di Porta Friulana era quadrangolare, alta e massiccia, ma fu abbattuta perché con l’ampliamento della strada i mezzi faticavano a transitare. A Nord c’era la Porta di San Martino che immetteva sull’omonimo borgo; era conosciuta anche come Porta di Conegliano. Al suo fianco, una torre cilindrica ha lasciato l’impronta nel palazzo a cui era appoggiata.

Si conserva ancora la Porta di Treviso, ossia il Toresin (o Torresin), dove entrava la Callalta, antica strada che porta tuttora verso Treviso.

Rimaneggiato nel XIX sec., il Torresin mantiene sulla parte destra, all’altezza della volta dell’arco, tre stemmi nobiliari che ricordano la fondazione del Monte di Pietà opitergino, che aveva la sua prima sede dove oggi c’è una banca. Nel lato opposto vi è lo stemma della famiglia Loredan, che diede alla città diversi podestà. A ridosso del tetto, una lupa probabilmente fa riferimento a quando Oderzo era Municipio Romano. Verso la piazza c’è un orologio, mentre le decorazioni sul lato di Via Umberto sono imitazioni di affreschi parietali a tappezzeria, fatti in epoca recente.

Area Foro Romano e Domus

Area del Foro Romano e Domus via Mazzini

Compresa tra le attuali Via Roma e Via Mazzini è un’ampia area all’interno della quale sono visibili i resti del complesso forense e di una grande domus, indagati a più riprese tra 1978 e 1995.

Del foro di età augustea (fine I sec. a.C. – inizi I sec. d.C.) si conservano a vista i resti della piazza lastricata di cui è stata appurata una larghezza di m. 40 e una lunghezza di almeno 98,7 metri; altre evidenze sono relative alla basilica civile (lato ovest) e alla fondazione di una imponente gradinata (lato meridionale), probabilmente attribuibile al capitolium della città (tempio dedicato alla triade capitolina).

Lungo Via Mazzini sono visibili alcuni ambienti di una domus anticamente ubicata all’angolo dei due maggiori assi stradali della città. Delle strutture musealizzate in situ, databili in età augustea (fine I sec. a.C. – inizi I sec. d.C.), si distinguono alcune pregevoli pavimentazioni musive e in battuto bianco con inserzioni di tessere multicolori, oltre che i resti di un ambiente con riscaldamento a ipocausto, riferibile al settore termale della casa.

Via dei Mosaici 0

Via dei Mosaici

Lungo Via dei Mosaici, in un’area contraddistinta in età romana dalla presenza di case d’abitazione (domus) complessivamente indagate tra 1951 e 1988, si conserva a vista la parte inferiore di due pozzi. Di questi, l’uno è in corrispondenza di un settore in cui sono testimoniate le due principali fasi edilizie di una domus costruita in età augustea e poi modificata nel II sec. d.C.; l’altro taglia un’importante sequenza stratigrafica dell’eta del ferro caratterizzata da più piani stradali in ghiaia.

Sulla pavimentazione della piazzetta antistante sono state collocate due pavimentazioni musive a tessere bianche e nere appartenenti alla domus di II secolo sopra citata; una terza pavimentazione è esposta a parete nel corridoio di accesso al fabbricato moderno.

Via Dalmazia

Nell’area della Cantina Sociale in Via Dalmazia sono stati indagati nel 1989 un ampio tratto di sottofondo stradale in ghiaia e i resti di almeno un edificio di età augustea (fine I sec. a.C. – inizi I sec. d.C.).

Attualmente si conserva a vista, nel cortile della cantina, la parte inferiore di un pozzo in sesquipedali e mattoni di cui è stata accertata una profondità di m. 5,72 rispetto all’attuale piano di calpestio.

La strada basolata tra Piazza Grande e Piazza Castello

Nella galleria pedonale che collega Piazza Grande con Piazza Castello sono visibili i resti di uno dei cardines della città.

Dell’asse viario, che attraversava Opitergium in senso nord-ovest/sud-est, si conservano alcuni tratti del basolato stradale, originariamente largo quattro metri.

Area Foro Romano e Domus 2

Piazza del Foro Romano

Disseminate in varie zone del centro cittadino, suggestive aree archeologiche sono visitabili a cielo aperto, su prenotazione e con guide autorizzate dalla Soprintendenza Archeologica per il Veneto. Quattro i siti principali di Oderzo: l’area del Foro Romano, con i resti di un complesso forense di età augustea e di una grande domus; l’area delle ex carceri, situata all’interno di un rinomato ristorante con sede presso il “Toresin”; l’area di Via dei Mosaici, con la parte inferiore di due pozzi, nonché la pavimentazione musiva di una domus; per finire l’area tra Piazza Grande e Piazza Castello, con un tunnel ricavato nell’edificio moderno, posto tra le due piazze, attraverso il quale si possono scorgere i resti di uno dei due assi principali della città e di una pavimentazione esposta a muro.

Aree delle ex carceri 0

Area delle ex carceri

In prossimità di Piazza Grande (già Piazza Vittorio Emanuele II) si trova il ristorante “Gellius”, Calle Pretoria n. 2, nelle cui sale sono stati musealizzati i resti archeologici di uno scavo effettuato tra il 1992 e il 1995.

L’area presenta una sequenza particolarmente articolata di reperti e murature, la cui datazione comprende età diverse:

augustea: fondazioni del muro di cinta e di una porta urbica della città romana, strada basolata;

tardoantica: fasi di rifacimento della porta urbica;

altomedievale: muro di cinta con reimpiego di elementi di età romana quali basoli stradali, elementi funerari, ecc.;

medievale: resti delle murature del castello attestato a partire dall’XI secolo;

moderna-contemporanea. carceri cittadine.

Museo Archeologico

Museo Archeologico Eno Bellis

Il museo archeologico di Oderzo viene aperto al pubblico nel 1881 e ha oggi sede nella Barchessa di Palazzo Foscolo. L’esposizione presenta i reperti restituiti dal territorio e dalla città, già in antico al centro di traffici e commerci tra l’area euganea, l’area alpina e l’area veneto-orientale.

Il percorso espositivo si sviluppa cronologicamente a partire dalla sezione dedicata al periodo preromano, che offre una ricca documentazione riferibile all’abitato Veneto: testimonianze epigrafiche in lingua venetica, bronzetti votivi, due eccezionali terrecotte zoomorfe e la bardatura in ferro e bronzo che accompagnava la sepoltura di un cavallo. La restituzione tridimensionale degli scavi cittadini guida il visitatore alla conoscenza della romana Opitergium e costituisce la naturale prosecuzione di un percorso che si sviluppa dal cuore della città fino al museo.

La sezione romana del percorso accoglie i ritrovamenti restituiti dagli scavi di alcuni pozzi romani, monumenti lapidei provenienti dalla necropoli opitergina, insieme a corredi funerari di pregio e a una preziosa collezione di bronzetti e suppellettili domestiche.

Concludono il percorso i mosaici policromi tardo antichi, che decoravano la pavimentazione di una ricca domus cittadina.

Palazzo Foscolo

Palazzo Foscolo

Il palazzo, tra i più rinomati del “periodo veneziano” di Oderzo, porta il nome dell’ultima famiglia che vi dimorò. II primo proprietario, invece, fu il nobile Rossetti, che lo lasciò in dote alla figlia Cristina, sposa di Girolamo Zorzi. Madre di cinque figli e rimasta vedova prematuramente, vendette l’immobile alla famiglia Contarini, che lo usò come residenza estiva e ne rimase proprietaria per circa due secoli: da
Alessandro C. passò a Pietro C. (1738-1760) e quindi a sua figlia maggiore Bernadina (1731-1809), la quale sposò Paolo Antonio Condulmer. Il figlio Domenico morì nel 1840 ed essendo l’ultimo del casato diede la proprietà in eredità a Daulo Augusto Foscolo. Nel 1917 l’ultima erede, la contessa Anna Foscolo, abbandonò il palazzo. Negli anni successivi si susseguirono diversi proprietari, per arrivare infine al Comune di Oderzo. Oggi è sede di Fondazione Oderzo Cultura (per maggiori informazioni visita il sito), principale centro culturale della città ed ospita la Pinacoteca Alberto Martini, Museo del vetro d’artista, la GAMCO e l’Ufficio lAT, mentre nella barchessa si trova il Museo Archeologico Eno Bellis. Nonostante i molti restauri e devastante incendio dello scorso secolo, sono tuttora ben conservati gli stucchi dello scalone e delle sale centrali, attribuiti ad Alessandro Vittoria. Il noto scultore trentino curò molti dei busti della famiglia Zorzi; si deduce quindi che la realizzazione di questa parte dell’edificio risalga al XVI secolo. Il giardino, commissionato da Alessandro Contarini tra il 1672 e 1681 insieme alle due barchesse (di cui oggi ne rimane solo una), fu il primo ad essere dedicato solo all’intrattenimento. Gli altri palazzi cittadini erano residenze stabili, quindi il giardino conteneva ciò che era a sostegno della famiglia come l’orto, il frutteto, la stalla ed il pollaio. Chiudete gli occhi ed immaginate com’era il giardino in passato: alcuni ospiti chiacchierano, altri scherzano coi pesci nella peschiera, altri ancora passeggiano tra le numerose statue posizionate qua e là, lungo i sei corridoi o vicino alle barchesse.

GAMCO – Galleria Arte Moderna e Contemporanea

A seguito dell’esposizione I Pittori Opitergini della Pinacoteca (1995), è nata la Galleria dedicata ai più significativi artisti nati o attivi a Oderzo. La Galleria è situata al piano terra di Palazzo Foscolo. Dal 2008, in seguito ad ulteriori arricchimenti di opere, la sezione assume la denominazione di GAMCO – Galleria Arte Moderna e Contemporanea Oderzo.

Trattandosi di autori di generazioni ed espressività diverse, l’esposizione si propone di offrire una lettura il più possibile completa, pur nell’estrema diversità delle singole personalità e dei linguaggi scelti, della pittura veneta di fine Ottocento e Novecentesca.
Tra gli altri, viene documentata l’attività ancora naturalistico-accademica di fine Ottocento di Giuseppe Vizzotto Alberti (1862-1931), pittore e raffinato decoratore d’interni, e del fratello Enrico (1880-1976). Allineato ad una pittura ancora realista tipicamente veneta, è anche Giulio Ettore Erler (1876-1964). Più vicini a tendenze fauve, quanto meno nelle scelte cromatiche, sono invece i due fratelli Ciro ed Eugenio Cristofoletti (1901-1973; 1912-1981). Peculiare e profondamente originale è poi il segno di Armando Buso (1914-1975), pittore, incisore, ma soprattutto abile disegnatore della quotidianità, restituita sempre con forza di sintesi e poesia.

La pittura intensa e vibrante di Gina Roma evidenzia la peculiarità del suo discorso pittorico, sempre strettamente autobiografico, che, agli esordi tonali sostituisce una cromaticità “pulsante”, espressionista, nelle opere più recenti.
Tullio Vietri (1927) coglie l’uomo nel suo congestionato spazio urbano traducendone il malessere, non solo ideologico; mentre Arturo Benvenuti (1923) unisce segno e colore creando “un metalinguaggio simbolico” capace di caratterizzare forme dall’intensa vibrazione emotiva e poetica. A questi autori sono stati poi aggiunti lavori pittorici di artisti entrati nella collezione a partire dagli anni Novanta (tra i quali Franca Faccin, Morago).

La Galleria si compone, inoltre, dei lavori grafici di artisti italiani e stranieri ottenuti grazie alle Biennali Nazionali di Incisione Alberto Martini.

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